Infiorescenze dal gusto  amarognolo, per iniziare a coltivarle si può decidere di partire dal seme, che è possibile piantare direttamente a dimora in campo, oppure acquistare in vivaio la piantina e trapiantarla. L’importante è scegliere il periodo giusto, evitando di sottoporre a un clima troppo rigido o troppo arido la coltura. Questo ortaggio si semina a partire dai primi di luglio per un mese (nord Italia), al sud il periodo di coltivazione è decisamente più lungo, fino ai primi di ottobre. Si può mettere i semini in vasetti oppure direttamente a dimora nell’orto, i semi sono molto piccoli e tondi, spesso ne cade più di uno, basta poi diradare le piantine in eccesso. Se si semina in contenitori con pane di terra bisogna poi trapiantare le cime di rapa in pieno campo, generalmente si fa questa operazione a un mese dalla semina.

Dopo aver trapiantato le piantine bisogna irrigare, continuando a bagnare anche nei giorni successivi e fino al corretto radicamento. La distanza da tenere tra le piante è di circa 25 cm, mentre tra le file si tiene in genere mezzo metro, sufficiente a garantire un passaggio. Questo sesto d’impianto si può ottenere sia con una semina diretta, poi diradata, sia con un trapianto. Richiedono irrigazione, soprattutto se il terreno resta arido e secco.

Le cime di rapa si possono pacciamare con paglia o con teli, se non lo si fa occorre tenere diserbato dalle infestanti. In caso di piogge autunnali forti è consigliato anche zappettare, andando a evitare che si formi una crosta più dura in superficie. A livello di avversità questa verdura non ha molti nemici, per cui generalmente non servono trattamenti con antiparassitari o altro. L’altica può bucherellare le foglie e le limacce vanno tenute a bada. Per quanto riguarda le malattie generalmente è sufficiente una buona gestione del terreno, che eviti ristagni d’acqua e prevenga il verificarsi di avversità.

Il ciclo colturale delle cime di rapa dura dai due ai sei mesi, a seconda se si seminano varietà precoci o tardive. Per motivi climatici le varietà tardive vanno coltivate esclusivamente al sud o comunque dove la temperatura è mite.

Scegliere il momento giusto per la raccolta permette di avere un ortaggio decisamente più buono, quando la pianta inizia a svilupparsi è utile tenerla d’occhio, in modo tale da riuscire a cogliere le cime appena pronte. L’infiorescenza si raccoglie a fiori ancora chiusi, questo è il momento di maggior qualità del prodotto, quando la verdura è più gustosa.

La mondatura è essenziale per apprezzarne il gusto dolce e non ritrovarsi le papille gustative infestate dell’amarognolo molto accentuato tipico del gambo e foglie più grandi. Se li acquisti dall’ortolano di fiducia, gli steli devono essere sottili e sodi, le foglie verdi e le infiorescenze chiuse, ancora prive del caratteristico fiorellino giallo. Questo aspetto è tassativo: per quanto il fiore schiuso sia bellissimo nei campi, in cucina denota la mancata freschezza del prodotto.

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