Le fave rappresentano una preziosa risorsa in cucina nel periodo primaverile. Il termine “fava” si riferisce a una pianta erbacea, il cui nome scientifico è vicia faba o faba vurgaris, appartenente alla famiglia delle leguminose, e a i semi che produce. La pianta ha stelo eretto, è alta fino a un metro e produce baccelli lineari lunghi fino a 30 cm e contengono da 6 a 10 semi ovali e piatti, di dimensioni e colori differenti a seconda della varietà: quelle più diffuse sono la baggiana, la supraguadulce, dai grandi semi di colore verde giallastro, la aguadulce, dai baccelli molto lunghi, e la reina mora, a seme violaceo.

La primavera è la stagione durante i quali i baccelli maturano, motivo per cui i mesi di maggio e giugno sono quelli in cui trovare più facilmente le fave fresche. Alcune varietà particolarmente precoci sono disponibili, invece, già nel mese di aprile. Fanno parte dell’alimentazione dell’uomo da tempi molto remoti. Erano coltivati già dagli antichi Egizi, che pare non le apprezzassero particolarmente. Tra i greci, invece, oltre che in cucina, le fave erano utilizzate, secche, per le votazioni politiche e si riteneva che vi si reincarnassero le anime dei defunti. Pitagora ne vietava non solo il consumo ma anche il contatto ai suoi seguaci: si narra che inseguito dai suoi nemici si sia trovato di fronte un campo coltivato a fave e si sia rifiutato di attraversarlo, permettendo agli inseguitori di catturarlo e giustiziarlo.

Anche tra i romani, questo legume era molto apprezzato e consumato, fresco o secco, in particolar modo dalle classi povere, per le quali era prezioso sostituto della carne; e deve aver funzionato bene, vista l’enorme estensione dell’Impero al suo culmine. La Gens Fabia, una delle più antiche e nobili famiglie romane, deve proprio a questo legume che Plinio il Vecchio ci disse fosse il loro preferito. Comunque, tutto sommato, i romani furono grandi amanti di questo legume. Il gastronomo d’elite Marco Gavio Apicio, vissuto a cavallo dell’anno zero, venne attribuito un ricettario, il De Re Conquinaria, grazie al quale ci sono state tramandate molte ricette della cucina romana dell’epoca a base di fave. Portate nel nuovo mondo da Colombo, oggi sono coltivate, in altura, anche nelle regioni tropicali. I maggiori produttori mondiali sono Italia, Cina, Egitto, Etiopia e Marocco.

Una fonte importante di proteine, fibre vegetali, vari tipi di vitamine (A, C, B, K) e  sali minerali, in particolare ferro, rame, selenio, potassio e magnesio. Un alimento ipocalorico, povero di grassi e ricco di acqua, quindi adatto a chi deve perdere perso e mantenersi in forma. Inoltre, aiutano a stimolare il senso di sazietà e a contrastare la stitichezza.

La presenza di fibre favorisce lo sviluppo del colesterolo buono e a migliorare complessivamente la funzionalità del sistema cardiovascolare. Il buon contenuto di potassio permette di contrastare la ritenzione idrica favorendo la diuresi. Questo ha un effetto positivo sia per chi soffre di pressione alta, in quanto, eliminando l’acqua in eccesso, la pressione si abbassa, sia per i soggetti che hanno problemi di cellulite, causata da una tendenza eccessiva ad  accumulare liquidi.

Il modo più classico di consumarle è gustarle fresche, accompagnate da formaggi, in particolare quelli di pecora, o da salumi. I baccelli delle fave si possono conservare in frigo per 3 o 5 giorno, ma con il tempo la frigoconservazione rende sempre più duri i semi all’interno; quindi, è bene consumarli subito, al massimo entro i 3 giorni.

FAVE VERDI STUFATE ALLA MENTA

Un contorno molto delizioso e facile da preparare: partendo dalle fave fresche appena sbucciate, e data una leggera sciacquata sotto l’acqua corrente, si fanno stufare in un tegame con un soffritto di cipolloto, aglio e prezzemolo, e poi conditi con foglie di menta e del buon olio d’oliva. Una volta pronte le fave vanno gustate subito, appena tiepide, accompagnate da pane casereccio. Volendo si rivela un ottimo condimento per la pasta.

INGREDIENTI: 1 kg di fave fresche; 1 cipollotto; 1 spicchio d’aglio; 1 ciuffo di prezzemolo; Sale; Pepe; Olio extravergine d’oliva; Qualche foglia di menta fresca

Sbuccia le fave e lava sotto l’acqua corrente. Trita il cipollotto, prezzemolo e aglio. In un tegame versa 2 – 3 cucchiai di olio, fai riscaldare, poi versa il trito e fai soffriggere. Unisci le fave e mescola per fare insaporire il tutto.

Cuoci le fave con il coperchio su fiamma moderata, unendo il sale, il pepe e mezzo bicchiere di acqua calda, per circa 20 minuti. Terminata la cottura, condisci con un filo di olio a crudo, spolverizza le foglie di menta fresca e servi a tavola.

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