La disponibilità di mele cotogne mi dà la possibilità di preparare nel periodo autunnale questo liquore dal sapore unico e inconfondibile che, bevuto a fine pasto, facilita la digestione. Le bottiglie vanno conservate in un luogo fresco e al buio e si attendere un mese o due prima di iniziare con il primo assaggio.

Ingredienti (dosi per tre bottiglie da 500 ml)

  • 1 kg di melecotogne
  • 1/2 lt di alcol 95°
  • La scorza di un limone o arancia
  • 500 gr di zucchero semolato
  • 1 lt di acqua naturale

Preparazione

Lava le mele cotogne, poi, taglia a pezzettini, inserisci in un barattolo di vetro a chiusura ermetica, copri con alcol. Aggiungi anche la buccia dell’agrume, infine, chiudi ermeticamente il vasetto e conserva in un luogo buio e fresco per 30 giorni.

Trascorso questo tempo, prepara lo sciroppo: in una pentolino versa l’acqua e lo zucchero, metti sul fuoco a fiamma bassa e mescola più volte. (lo sciroppo sarà pronto quando l’acqua ritornerà ad essere limpida). Lascia raffreddare completamente.

Riprendi il barattolo, filtra l’alcol, mescola con lo sciroppo e dai una mescolata. E’ arrivato il momento di imbottigliare il composto nelle bottiglie, precedentemente lavate e sterilizzate, aiutandomi con un imbuto e un colino (quest’ultimo sovrapposto sull’imbuto) per scartare eventuali pezzettini di mela cotogna rimasti ancora dentro.

Conserva le bottiglie in luogo fresco e asciutto e attendi un pò prima di iniziare a sorseggiare il primo bicchiere.

Mele cotogne: frutti salutari ma si fa fatica a trovarli sui banchi della frutta e verdura!

Ecco l’autunno donarci un frutto che, oggigiorno, non è facile trovare esposto sui banchi della frutta e verdura. Peccato, perchè è ricco di tante proprietà e le ricette che si possono fare sono davvero tante e anche molto gustose.

L’albero di questi frutti, il Cotogno, pianta antichissima, coltivata già dai Babilonesi, molto diffusa nell’antica Grecia e presso i Romani. Fino agli anni ’60 era ben presente in molte zone d’Italia, poi a causa dello scarso interesse delle grandi reti commerciali, la sua produzione è andata via via riducendosi, e oggi questi frutti sono considerati rarità, difficile da trovare nei supermercati.

Sono stati annoverati tra i frutti dimenticati, solo in alcune zone del Sud Italia è molto probabile trovare qualcuno che nel suo orto ha a disposizione un albero di mele cotogne.

L’albero cresce bene in terreni aridi e in un clima caldo e secco, anche se riesce ad adattarsi a climi più freddi. Non raggiunge altezze elevate, al massimo fino a 6 – 8 metri di altezza. La fioritura avviene in primavera, i fiori sono bianchi o rosa, tant’è che questa sua caratteristica la rende un’apprezzata pianta ornamentale.

I frutti inizialmente sono verdi e coperti da una peluria. Maturano in autunno, perdendo gran parte della peluria, e assumendo un bel colore dorato. Quando il frutto è maturo, diventa profumato, con una polpa pallida e dura, ricchissima di tannini e quindi, molto astringente o “allappante”.

Fortunatamente, la cottura trasforma completamente la mela cotogna, trasformandola da immangiabile, ad essere commestibile con un sapore della polpa dolce e molto aromatico.

Poveri di zuccheri, ricchi di sali minerali (in particolare, potassio e calcio), li rende ideali per prevenire crampi, utili per il sistema cardiovascolare e fortificare il sistema osseo- articolare. Inoltre, sono anche ricchi di fibre, sostanze che facilitano la digestione e aumentano il senso di sazietà.

Oltre ai tannini che hanno proprietà astringenti, le mele cotogne sono ricche di acido malico, una sostanza preziosa perchè favorisce le disinfezione delle vie urinarie.  Il frutto fresco, appena colto dall’albero, è praticamente immangiabile: la polpa è dura, aspra, per cui  se vuoi renderli un pò saporiti, devi cuocerli!

Il sapore dolce ma pungente ne fa di questi frutti un ingrediente particolare per donare sapore e gusto a piatti a base di carne. Interessante la cotognata, una confettura soda e compatta, da gustare sia sola che come squisito accompagnamento di carni arrosto o bollite. In diverse zone del Nord Italia, si utilizzano per produrre mostarde e liquori.

Frutti climaterici, continuano a maturare anche dopo la raccolta; quindi, se ancora sono verdi, possono essere lasciate maturare a temperatura ambiente. Una volta completata la maturazione possono essere conservate al fresco per una quindicina di giorni.

Una volta tagliati a pezzi ed esposti all’aria tendono ad ossidarsi facilmente ed ad annerire rapidamente: per questo, i pezzi vanno sempre irrorati con del succo di limone per scongiurare questo problema.

CosimoC.

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