Infiorescenze dal gusto molto deciso e un pò amarognolo, i primi semi di questa verdura invernale sarebbero stati importati dai Genovesi dal lontano Oriente e in Europa, pare che a coltivarli per primi furono i francesi. Questa è una teoria, cui se ne contrappone un’altra secondo cui le cime di rapa sarebbero arrivate nel vecchio continente più tardi, soltanto nel XVII  secolo, sotto il nome di cavolo di Siria o cavolo di Cipro. Le prime coltivazioni su larga scala trovano spazio nel Regno di Napoli per poi essere estese a stretto giro anche al Nord, nella Pianura Padana.

Per iniziare a coltivarle si può decidere di partire dal seme, che è possibile piantare direttamente a dimora in campo, oppure acquistare in vivaio la piantina e trapiantarla. L’importante è scegliere il periodo giusto, evitando di sottoporre a un clima troppo rigido o troppo arido la coltura. Questo ortaggio si semina a partire dai primi di luglio per un mese (nord Italia), al sud il periodo di coltivazione è decisamente più lungo, fino ai primi di ottobre. Si può mettere i semini in vasetti oppure direttamente a dimora nell’orto, i semi sono molto piccoli e tondi, spesso ne cade più di uno, basta poi diradare le piantine in eccesso. Se si semina in contenitori con pane di terra bisogna poi trapiantare le cime di rapa in pieno campo, generalmente si fa questa operazione a un mese dalla semina. Dopo aver trapiantato le piantine bisogna irrigare, continuando a bagnare anche nei giorni successivi e fino al corretto radicamento. La distanza da tenere tra le piante è di circa 25 cm, mentre tra le file si tiene in genere mezzo metro, sufficiente a garantire un passaggio. Questo sesto d’impianto si può ottenere sia con una semina diretta, poi diradata, sia con un trapianto. Richiedono irrigazione, soprattutto se il terreno resta arido e secco.

Le cime di rapa si possono pacciamare con paglia o con teli, se non lo si fa occorre tenere diserbato dalle infestanti. In caso di piogge autunnali forti è consigliato anche zappettare, andando a evitare che si formi una crosta più dura in superficie. A livello di avversità questa verdura non ha molti nemici, per cui generalmente non servono trattamenti con antiparassitari o altro. L’altica può bucherellare le foglie e le limacce vanno tenute a bada. Per quanto riguarda le malattie generalmente è sufficiente una buona gestione del terreno, che eviti ristagni d’acqua e prevenga il verificarsi di avversità.

Il ciclo colturale delle cime di rapa dura dai due ai sei mesi, a seconda se si seminano varietà precoci o tardive. Per motivi climatici le varietà tardive vanno coltivate esclusivamente al sud o comunque dove la temperatura è mite.

Scegliere il momento giusto per la raccolta permette di avere un ortaggio decisamente più buono, quando la pianta inizia a svilupparsi è utile tenerla d’occhio, in modo tale da riuscire a cogliere le cime appena pronte. L’infiorescenza si raccoglie a fiori ancora chiusi, questo è il momento di maggior qualità del prodotto, quando la verdura è più gustosa.

PROPRIETA’ E BENEFICI

Data l’elevata percentuale di acqua presente al loro interno (quasi il 90%), le cime di rapa possiedono proprietà diuretiche, aiutando a eliminare le scorie dall’organismo e a sostenere la funzionalità epatica e renale. Il loro contenuto di fibre svolge invece un ruolo di primo piano nel regolare l’attività intestinale.

Le cime di rapa sono soprattutto una buona fonte di sali mineralitra cui potassio, che contribuisce a mantenere in salute il sistema cardiovascolare, fosforo e calcio, fondamentali per la salute delle ossa e dei denti. Ma non trascurabile è anche l’apporto di vitamine. Tra queste ricordiamo la vitamina A, che aiuta a proteggere la vista, e la vitamina C, che rafforza il sistema immunitario e previene l’invecchiamento cellulare, contrastando l’azione dei radicali liberi. Infine, le cime di rapa sono un alimento particolarmente indicato per le donne in gravidanza, dal momento che sono ricche di acido folico(vitamina B9), un elemento essenziale per lo sviluppo ottimale del sistema nervoso del nascituro.

Le controindicazioni sono più che altro legate al fatto che ci sono patologie in corso a carico dei reni. Le cime di rapa sono ricche di purina, sostanza che, in presenza di un consumo elevato, porta ad accentuare il problema dello sviluppo di calcoli renali.

USI IN CUCINA

Per la scienza è Brassica rapa sylvestris, in Puglia più semplicemente è la cim’d’rap. Pestilenziale puzza durante la lessatura e delizia per il palato quando la cottura è terminata.

La mondatura è essenziale per apprezzarne il gusto dolce e non ritrovarsi le papille gustative infestate dell’amarognolo molto accentuato tipico del gambo e foglie più grandi. Se li acquisti dall’ortolano di fiducia, gli steli devono essere sottili e sodi, le foglie verdi e le infiorescenze chiuse, ancora prive del caratteristico fiorellino giallo. Questo aspetto è tassativo: per quanto il fiore schiuso sia bellissimo nei campi, in cucina denota la mancata freschezza del prodotto. Sono verdure che necessitano di una cottura per essere consumate e sono diventate famosissime per essere la verdura che da sapore e gusto al piatto tipico della cucina pugliese: orecchiette con le cime di rapa. Ma sono ottime anche come contorno, saltate in padella con olio e acciughe, oppure condite con succo di limone, olio extravergine d’oliva e sale, per un piatto semplice e gustoso.

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