Verdura dal sapore amarognolo, formata da foglie verdi, dritte e allungate. La coltivazione, molto diffusa in alcune regioni del sud dell’Italia, è abbastanza semplice, resiste bene anche a temperature piuttosto basse, con dei buoni raccolti durante il periodo invernale e anche nella prima parte del periodo primaverile. Per vegetare, richiede però temperature oltre i 5 gradi, la temperatura ottimale per uno sviluppo abbondante sta tra i 15  e i 20 gradi. Predilige mediamente posizioni soleggiate, il terreno non occorre che venga concimato, anche perchè spesso subentra ad altre piante e riesce a sfruttare bene i residui di concimazione lasciate dalle piante che l’hanno preceduta.

La semina di questa verdura si può fare direttamente in campo aperto oppure a partire dai vasetti per far sviluppare la piantina e quindi procedere successivamente con il trapianto. Se si sceglie di far sviluppare la piantina in pane di terra, il trapianto dovrà avvenire dopo 35 – 40 giorni dalla semina. Come periodo si semina in genere da giugno a settembre, sfruttando la stagione autunno invernale. Meglio evitare di avere in campo questa pianta nei mesi estivi, quando calore e aridità la porterebbero in stato di sofferenza e possono causarne la pre-fioritura.

La catalogna chiede un suolo drenante e ben lavorato: meglio quindi lavorare la terra in profondità con la vanga. Bisogna poi zappare e livellare la superficie con un rastrello preparando il letto di semina. Per quanto riguarda il sesto di impianto, si pianta a file, con una distanza di circa 25 – 30 cm tra le piante, mentre tra le file si tiene una distanza di 35 – 40 cm. L’irrigazione deve essere continua e regolare, questo per avere puntarelle sane e produrne una buona quantità. Le erbe infestanti vanno tenute periodicamente sotto controllo, quindi è bene zappettare nei pressi delle piantine e tenere pulita la loro aiuola da erbacce indesiderate. E’ una pianta resistente che si ammala raramente. Può essere colpita da alcune malattie, se ci sono condizioni di persistente umidità e ristagno idrico. La cosa più importante è prevenire i problemi con una buona lavorazione del suolo.

Quando è cruda, mangiarla diventa veramente un’impresa e molti rinunciano a consumarla preferendo quelle più dolci. Tuttavia, l’amarognolo si può stemperare, in tutto o in parte, seguendo alcune piccole accortezze, che rendono sapore più delicato. Un rimedio è quello di cuocerla  con le patate: basta mettere a bollire tre o quattro patate (già sbucciate) qualche minuto prima di immergere in acqua la catalogna, tagliata e lavata. A fine cottura, è sufficiente scolarla e strizzarla per eliminare l’acqua e utilizzare la verdura oramai addolcita per la preparazione che si desidera.

Un altro metodo è quello di cuocerla  con un cucchiaio di bicarbonato, facendo attenzione a strizzarla bene una volta cotta per eliminare il liquido di cottura. In questo caso, però, bisogna tenere conto che l’uso del bicarbonato in cottura altera il colore verde tipico di questa verdura, rendendole opache e, a volte, scure, impoverendole anche di preziose sostanze nutritive. Altro metodo molto efficace è anche quello di cuocerla  con limone e aceto. A fine cottura, basterà sciacquarla con acqua fresca, scolarla, strizzarla e condirla con olio, sale e limone.

Altra possibilità è ripassarla in padella con aglio e peperoncino e brodo vegetale. La cottura, se da un lato addolcisce il sapore rendendolo decisamente meno amara, dall’altro bisogna mettere in conto che si stanno perdendo gran parte delle sue proprietà nutrizionali.

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