Piccoli agrumi, color arancione, sono dolci e profumati, e puntualmente ogni anno i miei due alberi ne producono in abbondanza. A differenza dei loro cugini limoni e arance, la buccia del mandarino è sottile e di facile rimozione e racchiude dei succosissimi spicchi di colore arancio chiaro. L’albero, il mandarino, in genere, raggiunge altezze variabili da 2 a 4 metri; se le condizioni climatiche sono stati congeniali, arriva a produrre fino a 700 – 800 frutti. Una pianta molto antica, affonda le sue radici nelle zone tropicali dell’Asia e, in particolare, nella Cina meridionale. Raggiunse il bacino del Mediterraneo all’inizio del XIX secolo, approdando dapprima in Spagna e Portogallo e poi anche qui da noi, in particolare nel sud Italia. Troviamo coltivazioni molto interessanti, infatti, in Sicilia ma anche in Calabria, Puglia e Campania.

Le foglie del mandarino sono lanceolate e di colore verde lucente, i fiori bianchi e profumati, e la pianta nel complesso ha un aspetto piacevole anche se coltivata a fini prettamente ornamentali, soprattutto quando è carica di frutti.

Molto sensibile al freddo intenso, le gelate, ad esempio, possono rivelarsi pericolose per questa specie. Anche le temperature estive troppo elevate sono nocive, perché possono arrestare lo sviluppo dei frutti e disseccare le foglie, così come i venti troppo forti, soprattutto quelli ricchi di salsedine che si generano nelle zone litoranee. Può risultare utile quindi predisporre una siepe ad effetto frangivento.

Il terreno più indicato per coltivare questi tipi di alberi deve essere profondo, di medio impasto, non troppo compatto, sassoso, o eccessivamente calcareo. Il periodo migliore per la messa a dimora è la primavera, quando è terminato il pericolo di gelate tardive e ci sono le migliori condizioni per un buon attecchimento delle piante. Per la messa a dimora di una pianta di mandarino bisogna scavare una buca nel punto prescelto, che deve essere preferibilmente soleggiato e riparato dai venti forti. Di solito le piante che si acquistano nei vivai, soprattutto per scopo amatoriale, si trovano in vaso o comunque con una zolla di terra. La terra di scavo dovrebbe essere rimessa nella buca mantenendo la stratigrafia originaria, ovvero gli strati profondi sotto e gli strati superficiali sopra. A questi ultimi è bene mescolare del buon compost o letame, entrambi maturi, come ammendanti di fondo. Una volta inserita la pianta e ricoperta la buca, bisogna premere leggermente con i piedi e poi irrigare. Dopo aver piantato il nostro mandarino ci sono alcune semplici cure che permettono alla pianta di crescere e mantenersi sana e produttiva.

Le irrigazioni frequenti sono necessarie, soprattutto nei primi anni, quando le piante non hanno ancora sviluppato delle belle radici. Se si hanno più piante è bene quindi organizzare per tempo l’allestimento di un impianto di irrigazione a goccia. Oltre alla distribuzione di ammentanti e fertilizzanti che si pratica all’impianto, ogni anno bisogna concimare con prodotti di origine naturale, minerali e organici, per una coltivazione completamente biologica.

mandarini

Il mandarino è una specie che non richiede tanti interventi di potatura, e come gli altri agrumi, non deve avere una chioma troppo aperta ed esposta alla luce. Tuttavia, qualche intervento leggero deve essere realizzato ogni anno, per esempio per alleggerire i rami dall’eccessivo peso dei frutti, che potrebbe spezzarli, ed eliminare i rami secchi o colpiti da patologie o insetti, e i succhioni a forte portamento verticale. Non c’è un momento specifico per eseguire le potature, ma bisogna evitare la fine dell’inverno perché gli agrumi proprio in questo periodo (febbraio-marzo) accumulano sostanze di riserva nei rami e nel fusto, e anche i momenti di freddo e di caldo troppo intensi. Quando le piante sono ancora giovani, è importante proteggerle dal proliferare eccessivo dell’erba tutta attorno, soprattutto per evitare la competizione idrica. Quindi va tenuto pulito il terreno che si trova nel raggio di un metro tutto attorno alla base della pianta, oppure pacciamare con un bello strato spesso di paglia o fieno, materiale che poi aiuta anche a proteggere le radici dal freddo invernale.

L’entrata in produzione delle piante si verifica di norma dopo 3 o 4 anni dalla loro messa a dimora e i frutti sono notoriamente salutari per la loro ricchezza di vitamina C. La raccolta dei frutti avviene, dunque, dal tardo autunno e si protrae nell’inverno, a seconda delle specie e delle varietà e i frutti possono essere raccolti in un lasso di tempo.

VARIETA’

Mandarino King (Citrus nobilis – Citrus deliciosa)

Di origine cinese, è stato portato in Europa all’inizio dell’Ottocento. sembra sia un ibrido tra Citrus reticulata (mandarancio) e Citrus sinensis (arancio dolce). E’ una pianta robusta con chioma espansa, alta fino a 4,5 m. Le spine sono presenti soltanto sui succhioni. Le foglie, da ovato-oblunghe a ovato-lanceolate, hanno picciolo con alette sottili. I fiori sono piccoli, bianchi, profumati e singoli. I frutti sono di taglia media, globosi e depressi ai poli, con buccia sottile non aderente alla polpa; quest’ultima è color arancio, aromatica e succosa e ricca di semi.

Mandarino Cleopatra (Citrus Reshni)

Originario dell’India, forma piante a portamento compatto e arrotondato. Le foglie sono piccole, strette, verde scuro. I fiori sono piccoli e bianchi e i frutti, globosi e depressi ai poli, sono simili alle clementine; la buccia è di color arancio, poco aderente alla polpa, che ha un sapore gradevole ed è ricca di semi. Resiste bene al freddo e viene usata come portinnesto. Utilizzata anche come pianta ornamentale per la lunga persistenza dei frutti.

Mandarancio (Citrus reticulata)

Piccolo albero, a volte con rami spinosi, con chioma arrotondata, simmetrica e aperta. Le foglie sono lanceolate, verde vivo, con picciolo leggermente alato. I fiori sono singoli o riuniti in piccole infiorescenze, molto profumati. I frutti arancioni, hanno una buccia arancione facile da togliere e una polpa dolce, ricca di succo, con semi piccoli e appuntiti  La loro maturazione è più precoce rispetto ai mandarini e sono più resistenti al freddo.

Mandarino Satsuma

Origine giapponese, in Italia è stato portato verso la fine dell’Ottocento. Pianta medio piccola, in genere dal portamento espanso. Foglie grandi, verde scuro, ellittiche e con apice appuntito. I fiori, singoli o in gruppi, bianchi, appaiono in primavera. I frutti sono medi, globosi e depressi ai poli, color arancio, hanno buccia sottile, facile da togliere; la polpa è succosa e in genere priva di semi. I frutti sono maturi quando ancora non hanno raggiunto la completa colorazione della buccia. Resiste abbastanza bene al freddo e sono apprezzate come pianta ornamentale per la lunga persistenza dei frutti.

PROPRIETA’ E BENEFICI DEI MANDARINI

Tra gli agrumi è quello più ricco di zuccheri, il che lo rende il più dolce, ma anche il più calorico di questa categoria di frutti. La buccia è molto preziosa, perchè ricca di limonane, una sostanza antiossidante utilizzata per ricavare un olio essenziale che cura la cellulite.

Ricchi di vitamina C, vitamine del gruppo B, A e P, acido folico e diversi minerali tra cui magnesio, potassio e ferro. Ottimo gustato nel tardo pomeriggio in quanto ricco di bromo, una sostanza che favorisce il sonno e il rilassamento. Facilmente digeribili aiutano il regolare funzionamento dell’intestino. Alleati anche nella prevenzione di malattie da raffreddamento e nel proteggere capillari e ossa.

USI IN CUCINA

I mandarini sono pronti da mangiare, non richiedono di essere lavati prima del consumo, nè necessitano l’uso di utensili particolari per essere sbucciati. Hanno una consistenza morbida che li rendono ideali da mangiare anche per persone con ridotta capacità di masticazione come anziani e bambini. In cucina si possono inserire in spicchi in sfiziose insalate o macedonie. Ottime le spremute e le centrifughe, le marmellate, utilizzando anche la buccia (flavedo), che va ripulita della parte bianca ed amara (albedo), e i dolci.

Per capire se un mandarino è buono, basta “testare” il suo peso  che deve essere consistente rispetto al volume); inoltre, la buccia deve essere tesa e molto “attaccata” alla polpa. Si conservano a temperatura ambiente per una settimana; se si vuole conservarli più a lungo, invece, vanno riposti in un luogo fresco (frigo), dove si manterranno intatti anche fino a 12 – 13 giorni.

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