Le piante di questi deliziosi frutti con le spine colorano e rendono davvero suggestivo il paesaggio del Sud Italia in particolare. Non ha origini mediterranee e nemmeno indiane, nonostante il nome. L’origine del cactus è centro-americana, per la precisione, Messico! (non ha caso, sulla bandiera di questo stato è raffigurato proprio questa pianta). Qui da noi, nel bacino mediterraneo, in realtà, lo portarono i conquistatori spagnoli , e da qui si diffuse in quasi tutti i paesi del nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo, sin anche ad arrivare a diffondersi in Centro-Asia.

Che belli questi frutti dal’aspetto davvero curioso! Siamo in settembre, siamo entrati nella seconda parte di questa estate infuocata, ed ecco i miei due cactus sciorinare in bellavista le loro meraviglie. Il fico d’India cresce spontaneo in Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna. E’ una pianta che non ha bisogno di molte cure per venire su e nemmeno dell’intervento dell’uomo. Elemento positivo, visto che non dovrò dedicare attenzioni particolari o provvedere a fornire qualche tipo di concimazione, affinchè rimangano belli e rigogliosi. Il periodo di raccolta dei frutti è compreso tra fine agosto e si protrae per tutto il mese di settembre.

Deliziosi, dolci, succosi e anche molto nutrienti: contengono sali minerali (in particolare, potassio, magnesio, calcio, ferro), vitamina C e vitamina A fibre, insomma, tutto quello che serve per combattere efficacemente fatica, stress e avere il carburante necessario per riattivare l’equilibrio neuro-muscolare. Il buon contenuto di fibra li rende ottimi alleati per regolarizzare l’attività intestinale, rigenerare la flora batterica e ridurre il rischio di emorroidi. Ipocalorici, ricchi anche di acqua, vanno consumati anche per seguire una dieta bilanciata e favorire la diuresi.

Frutti multicolore tra i più belli che la natura offra! Arancione e verdi i colori predominanti della buccia e della polpa, ma ci sono varietà di fichi d’India con colore della buccia e polpa di colore rosso magenta e giallo vivo. L’unica controindicazione e che bisogna consumarli con parsimonia, se soffri di stipsi e diverticoli: essendo ricchi di semi ad azione astringente, un consumo eccessivo potrebbe causare un blocco intestinale oppure acuire lo stato infiammatorio di questa parte dell’intestino soggetta alla patologia.

Difficili da maneggiare, ma gustosissimi da mangiare! Colpa forse della scorza dura e delle piccole spine che avvolgono l’intero frutto. Una volta raccolti o acquistati, bisogna privarli delle spine e poi sbucciarli. Molto semplice da fare: basta procurasi uno scolapasta e metterli sotto il getto dell’acqua fredda, muovendoli un pò. Solo dopo questa operazione è possibile toccarli con le mani (se temi che qualche spina possa rimanere attaccata alla buccia nonostante il getto d’acqua intenso, usa dei guanti!). Ora, si può incidere  la buccia nel senso della lunghezza e con la punta di un coltello, accompagnando il taglio all’interno, senza andare troppo in profondità, e tirandole via con un solo movimento. Una volta puliti, la polpa può essere tagliata e mangiata pezzo a pezzo con una forchetta, oppure servita su uno stuzzicadenti.

Se non hai voglia di mangiarli subito, si possono conservare in un contenitore di plastica o di acciaio inox, coprendoli con un canovaccio bagnato con acqua fredda e ben strizzato e riposti in frigo: conservati in questo modo posso durare almeno 3 – 4 giorni.

Puoi anche riporli in un sacchetto per il sottovuoto oppure scegliere di avvolgere ogni singolo frutto nella pellicola trasparente, prima di riporre sempre in frigo. In alcune Regioni del Sud Italia si usa conservarli essiccandoli  a rondelle spesse, si spolverizza ogni pezzo con una bella presa di zucchero di canna e si aspetta che si secchino, girandoli ogni giorno prima da un lato e poi dall’altro. Un altro metodo di conservazione è legato al mondo delle marmellate e confetture, da spalmare poi su ricotta o come accompagnamento per i formaggi.

CosimoC.

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