Autunno, tempo di melagrane, frutti straordinari, molto particolari, un concentrato di proprietà benefiche da essere considerati dei superfood. Quest’anno, a differenza dell’anno passato, i miei alberi sono davvero ricolmi, e vederli così belli, rigogliosi, beh, fa un certo effetto! Frutti originari del sud- ovest asiatico, ma oggi la pianta è ampiamente coltivata in America  e nelle aree mediterranee.

Malum granatum, ovvero “mela con i semi”, questo è il nome con cui gli antichi romani chiamavano la melagrana. L’origine di questi frutti è lontana e molto più antica. Provengono dall’Iran e dall’India settentrionale. Dai Babilonesi arrivarono agli Egizi, che ne apprezzarono le virtù medicamentose, tanto da raffigurarle nelle tombe già nel 2500 a.C. Nell’antico Egitto, invece, con il succo della melagrana si produceva una bevanda miracolosa che si pensava potesse salvare l’umanità dalla distruzione.

La melagrana ha l’aspetto di una bacca molto robusta, buccia dura e coriacea. All’interno dell’esocarpo, si trovano gli “arilli”, chicchi di colore dal bianco al rosso rubino, costituiti da semi duri ricoperti da una polpa succosa, che è poi la parte commestibile del frutto. Questi chicchi sono suddivisi in sezioni ammantate da una membrana di colore giallo chiaro. Il sapore, più o meno acidulo e dolciastro, varia in relazione alla varietà, così come la forma, il colore e il profumo. Anche le condizioni di coltivazione influiscono sulle caratteristiche organolettiche del frutto.

L’albero di questi frutti, il melograno, della famiglia delle Punicacee, non cresce molto, è resistente alla siccità e non ha grossi problemi in zone aride. Il clima tipicamente Mediterraneo è il migliore per farlo crescere bene e donare dei buoni frutti, l’importante e che non sia troppo umido, perchè altrimenti,  i frutti andranno incontro allo sviluppo di malattie fungine e a marcire. Quindi, un clima temperato-caldo e soffre se le temperature scendono sotto i – 10 °C. Per questo motivo è diffuso soprattutto al centro e al Sud d’Italia, ma lo si può coltivare anche a Nord, dove però è meglio prediligere zone riparate e ben esposte al sole per la messa a dimora.  Predilige terreni sciolti e non soggetti ai ristagni idrici. Se l’impianto deve avvenire su terreni molto argillosi è consigliato quindi miscelare della sabbia alla terra di scavo della buca in cui piantare l’alberello e formare delle baulature per favorire il drenaggio.

Per la messa a dimora del melograno i periodi indicati sono l’autunno e l’inizio della primavera, mentre sono da evitare il pieno inverno a causa del freddo, e i periodi troppo piovosi in cui il terreno è bagnato e impraticabile. In pratica, si realizza una buca di grandi dimensioni e ai primi strati della terra di scavo si miscela compost o letame, entrambi maturi ed abbondanti.

A questa concimazione di fondo aggiungeremo ogni anno altro compost, ma sempre senza esagerare. La pianta deve essere immessa ben diritta nella buca e poi la terra soffice deve essere compressa coi piedi prima di annaffiare. Se l’impianto viene realizzato con piante a radice nuda risulta utile praticare l’inzaffardatura, tecnica che favorisce l’attecchimento e che consiste nell’immergere l’apparato radicale in un grande recipiente contenente acqua, letame fresco, sabbia e terra per 15 minuti ed oltre.

In estate il melograno ha bisogno di ricevere una certa quantità di acqua per garantire una buona fruttificazione autunnale. Per questo motivo fin dalla messa a dimora è opportuno predisporre un impianto di irrigazione a goccia, fondamentale soprattutto per i primi anni, e utile anche in seguito alla mancanza di precipitazioni. In generale comunque è una pianta che tollera abbastanza bene la siccità, purché non troppo prolungata. Gli eccessi d’acqua sono dannosi perché potrebbero causare spaccature nei frutti e conseguente perdita di qualità, oltre che danni alle radici.

Lungo il filare del frutteto a melograni si possono stendere teli neri di pacciamatura, evitando la nascita di piante spontanee che eserciterebbero una certa competizione per l’acqua e gli elementi nutritivi. Per poche piante è preferibile distribuire uno strato circolare di paglia spessa tutto intorno, che protegge anche le radici dal freddo invernale e che col tempo si decompone contribuendo alla formazione di humus nel suolo. Al posto della paglia si può utilizzare allo stesso scopo erba tagliata e lasciata prima ad appassire qualche giorno.

Veniamo alla potatura. Innanzitutto, la forma più utilizzata per il melograno è quella a cespuglio con 3 o 4 branche principali e quella ad alberello. Con la potatura corretta assicuri al melograno la forma di base, indirizzandolo a cespuglio o ad alberello. La prima soluzione conduce ad un buon effetto estetico ma rende meno comoda la raccolta, quindi se gli obiettivi sono produttivi è preferibile optare per un alberello basso con un tronco alto almeno mezzo metro, da cui si dipartono le branche principali. Nella gestione a cespuglio la pianta viene spuntata a circa 20 cm da terra dopo la messa a dimora e successivamente si tengono le branche principali del cespuglio eliminando con tagli di sfoltimento le altre. Col tempo la pianta tende a produrre molti polloni che devono essere eliminati. Le potature si eseguono dopo la raccolta nel tardo autunno o alla fine dell’inverno e hanno lo scopo di favorire la produzione, che di norma avviene sui rami più esterni. Con lo sfoltimento quindi è opportuno tagliare i rami orientati più verso l’interno e diradare quelli troppo fitti.

Il melograno è una specie piuttosto resistente, ma a volte può essere soggetta a patologie fungine come l‘alternaria, che si manifesta con tante piccole macchioline sul frutto e con il marciume dei semi all’interno dei frutti, per cui la malattia è detta anche cuore nero. Possiamo riscontrare anche casi di muffa grigia o botrite, riconoscibile per il noto aspetto polveroso di muffa.

VARIETA’ COMMESTIBILI PIU’ FAMOSE

Wonderfull

Dal colore rosso intenso ed uniforme la sua scorza è di spessore medio caratterizzato da una forma tondeggiante con la corona allungata. Il sapore delle melagrane appartenente a questa varietà è quello caratteristico tendente all’agrodolce e i suoi semi sono quasi inconsistenti al palato. Ottime per un consumo fresco o per trasformarle in spremute, questa varietà è tra le più apprezzate e famose al mondo. Il periodo di raccolta va da metà Ottobre a metà Novembre, il periodo di conservazione va dai 30 ai 40 giorni. Varietà molto diffusa in California.

Mollar del Elchè

Questa varietà di Melograno è caratterizzata da frutti di medie/grandi dimensioni, di colore rosso chiaro con sfumature gialle, chicchi morbidi di colore rosa rubino e sapore agrodolce. I frutti maturano nel mese di ottobre e la fioritura notevole va da giugno a settembre. Si tratta di una pianta rustica e resistente alle malattie, preferisce clima temperato.

Melagrana viola

Dalla particolare colorazione violacea esterna i suoi semi sono piccoli e rossi, il suo sapore è molto dolce e presenta una bassa acidità;

Ako

Pianta molto vigorosa i suoi frutti sono di colore rosso scuro sia fuori che dentro, il suo sapore è molto dolce e con un grado di acidità molto equilibrato. Originari di Israele.

Dente di cavallo

Questa varietà, tra i più diffusi, presenta frutti di medie dimensioni, verde chiaro, con sfumature rosse; matura a fine settembre / metà ottobre, contiene chicchi rosa-rubino quasi violetto e sapore agrodolce. La fioritura è spettacolare e avviene da giugno a settembre.

PROPRIETA’ E BENEFICI

Le melagrane abbondano di flavonoidi, sostanze antiossidanti che contrastano e prevengono efficacemente l’azione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento precoce delle cellule del corpo. Non mancano le vitamine (vitamina A, vitamina C, vitamina E, vitamine del gruppo B,) i sali minerali (in particolare, potassio, zinco, rame, fosforo, calcio) e le fibre.  Insomma, in un solo frutto hai tutto quello che serve per ridare benessere e slancio ad ogni parte del corpo e alla mente.

Mangiare un frutto tutti i giorni, soprattutto quando siamo nella stagione della raccolta, è un medicinale naturale in grado di sostituire l’assunzione di compresse per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo cattivo e pressione sanguigna alta. Per questo, bisogna fare attenzione quando si stanno assumendo farmaci per curare queste patologie, perchè il consumo simultaneo potrebbe interferire con l’azione di questi farmaci, creando dunque l’effetto opposto. Inoltre potenziano difese immunitarie, contrastano l’azione dei virus e batteri, varie forme di infiammazione, depurano e favoriscono la diuresi.

Le melagrane contengono anche fitoestrogeni, sostanze molto preziose perchè hanno un impatto molto interessante sulle funzioni mnemoniche e cognitive, potenziandole. Frutti che possono rivelarsi alleati preziosi per le donne in menopausa, perchè riducono le vampate di calore e risolvono il problema degli sbalzi d’umore.

USI IN CUCINA

Il modo migliore per godere di tutti i benefici che offrono è di estrarne il succo e bere subito.  La dose generalmente consigliata è di 250 ml al giorno. Per estrarne il succo basta avere a disposizione uno spremiagrumi o un estrattore; in alternativa, va anche bene anche un passa verdure. Per estrarre i chicchi occorre servirsi innanzitutto di un  coltello per tagliare la scorza e poi spaccare con le mani le due metà in più pezzi e liberare quindi i chicchi avvolti dalla membrana gialla. Se i chicchi non li spremi, possono essere mangiati con tutto il seme legnoso, i semi avvolti nella polpa del chicco rosso non provocano problemi allo stomaco e intestino.

Oltre a spremerli per ricavare il succo, con i chicchi si preparano sciroppi, liquori e degli ottimi dolci. Un valido ingrediente per arricchire di gusto e sapore macedonie,  primi piatti, secondi piatti salati e insalate fredde a base di cereali e legumi.

CosimoC.

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