Di colore arancio intenso quando sono maturi, questi frutti sono gustosissimi, con polpa dolcissima, simile a una morbida crema arancione. Se, invece, sono ancora acerbi, l’elevata quantità di tannini, conferisce loro un sapore agre che “lega la lingua” ( si dice, infatti, che “allappano”).

Autunno, la stagione dei cachi. Se c’è un frutto che marca questo periodo straordinario dell’anno, è questa piccola sfera arancione, dalla pelle lucida, tesa, quasi trasparente. La polpa, molto dolce, simile ad una morbida crema, tant’è che si fanno mangiare con un cucchiaino.

L’albero, appartenente alla famiglia delle Ebanacee, è conosciuto con nomi diversi: caco, loto, kako. Non raggiunge grandi altezze, al massimo può arrivare fino a 15 metri di altezza. La sua terra d’origine è la Cina centro-meridionale. I cinesi chiamarono questo albero “l’albero delle sette virtù”, perchè fa molta ombra, è una buona fonte di legna da ardere, il suo fogliame concima in abbondanza il terreno, non viene attaccato dai parassiti, le sue foglie hanno fantastici colori decorativi, è molto longevo e offre agli uccelli ampio spazio sui rami per nidificare.

La storia di questi frutti è millenaria e da noi, in Europa, sono arrivati alla fine del ‘700, ma solo come pianta ornamentale. La sua comparsa in Italia risale verso la fine dell’800, ed il primo albero di cachi fu portato a Firenze per i giardini di Boboli. I primi impianti specializzati in Italia sono sorti nel salernitano a partire dal 1916, estendendosi, in particolare, in Emilia e Sicilia.

C’è tutta un’aurea magica intorno a loro. In Giappone, i cachi sono utilizzati per la produzione  di un vino a bassa gradazione alcolica, ed il suo succo viene impiegato per chiarificare il sakè (bevanda alcolica ottenuta dalla fermentazione del riso).

Le varietà più comuni sono i cachi comuni e i cachi mela. I cachi comune non sono consumabili subito dopo la raccolta; devono, infatti, essere “ammezziti” ovvero, fatti maturare fino a perdere il contenuto di tannini. Da questa maturazione segue una produzione di zuccheri che li rendono, appunto, dolcissimi.

I cachi sono frutti davvero preziosi per la nostra salute. Approfittiamone quando in autunno sono di stagione e utilizziamoli per arricchire la prima colazione o uno spuntino. Innanzitutto, una fonte di vitamina C e K, due vitamine per rafforzare il nostro organismo  e il sistema immunitario e quindi affrontare e prevenire con più efficacia i primi raffreddori che incalzano in questa stagione.

Hanno proprietà lassative e diuretiche. Abbondano anche di fibre, e quindi un aiuto per la regolarità intestinale e a liberare l’organismo dalle tossine. La loro ricchezza d’acqua li rende frutti utili per reidratare a fondo l’organismo e, nello stesso tempo, a stimolare la diuresi. Il momento ideale per consumarli è la colazione, sia per iniziare la giornata con più sprint, che per riavviare fin da subito le funzionalità intestinali.

Infine, da evidenziare il contenuto di vitamina A, betacarotene, licopene, luteina, zaxantina, sostanze antiossidanti molto importanti per proteggere la pelle, la vista e tutto l’organismo dall’azione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento precoce delle cellule del nostro organismo

Ottimi da gustare così come sono, perfetti per concludere il pranzo al posto del dessert, i cachi sono ingredienti perfetti anche per la preparazione di gustose ricette dolci e salate.

Si possono conservare in frigo per qualche giorno, se non eccessivamente maturi, oppure all’esterno in un luogo fresco ed al riparo da fonti di calore se ancora acerbi. In questo caso, per favorire la maturazione, basta riporli in un cestino di vimini o in una cassetta e poi collocare all’interno anche qualche mela: dopo qualche giorno risulteranno maturi.

CosimoC.

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