Punteggia il paesaggio dell’Italia Meridionale rendendolo iconico ed estremamente suggestivo. Ma il cactus da cui nasce il fico d’India non ha origine mediterraneo e nemmeno indiano, nonostante il nome: la sua provenienza è centro-americana, per la precisione il Messico, la patria del fico d’India, tanto che è raffigurato sulla bandiera dello Stato messicano. Lo spinoso cactus mise radici nel bacino Mediterraneo quando i conquistatori spagnoli lo portarono in Europa, diffondendosi anche nel Nord Africa e in alcune zone del centro Asia.

Siamo in settembre, ed ecco le mie due piante di cactus sciorinare in bellavista questi loro frutti deliziosi, meno conosciuti dei loro parenti più prossimi. La pianta, spinosa, cresce spontanea in Regioni come Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna, non ha bisogno di molte cure per venire su e nemmeno dell’intervento dell’uomo. Elemento positivo, visto che si può stare tranquilli del fatto che non ha bisogno di concimi. Il periodo di raccolta dei frutti è, in genere, compreso tra fine agosto e gran parte del mese di settembre.

I fichi d’India contengono una buona dose di minerali, come il potassio e il magnesio. Contengono, inoltre, calcio, ferro, vitamina C, A e tiamina. Tutti elementi essenziali, se vuoi combattere efficacemente fatica e stress. Infatti, fungono da carburante e riattivano l’equilibrio neuro-muscolare.

Sono frutti che hanno anche un elevato contenuto di fibra solubile, e ciò li rende ottimi alleati per regolarizzare l’attività intestinale. Senza irritare le mucose, rigenerano la flora batterica e poi riducono il rischio di emorroidi. Anche per questo, sono particolarmente indicati per chi è a dieta o per chi avesse bisogno di disintossicare il proprio organismo. Aiutando l’intestino a funzionare meglio, automaticamente si aiuta il corpo ad eliminare più facilmente scorie e tossine.

Frutti multicolore tra i più belli che la natura offra. Arancione, verde, magenta, giallo, rosso: la polpa, come anche la buccia, può prendere tantissime invitanti sfumature, ognuna indicativa di una maggiore o minore concentrazione di alcune sostanze.

Non bisogna esagerare con il consumo e fare attenzione chi soffre si stipsi e diverticoli: essendo ricchi di semi ad azione astringente, un consumo eccessivo potrebbe causare un blocco intestinale. Un accorgimento particolare va rivolto a chi è affetto da diverticolosi, per la possibilità che hanno i semi di fermarsi all’interno dei diverticoli ed aumentarne l’infiammazione.

Difficili da maneggiare, ma gustosissimi da mangiare! Colpa forse della scorza dura e delle piccole spine che avvolgono l’intero frutto. Ma basta un pò di attenzione e creatività per ottenere da questi frutti che “sanno di sole” risultati esotici e gustosissimi.

Una volta raccolti o acquistati, bisogna privarli delle spine e poi sbucciarli. Procurati uno scolapasta e mettili sotto il getto dell’acqua fredda, muovendoli un pò. Solo dopo questa operazione è possibile toccarli con le mani. Se temi che qualche spina sopravvissuta alla corrente d’acqua penetri nelle dita delle mani, usa i guanti. Incidi la buccia nel senso della lunghezza e con il coltello accompagna il taglia all’interno, tirandole via con un solo movimento. Una volta puliti, la polpa può essere tagliata e mangiata pezzo a pezzo con una forchetta, oppure servita su uno stuzzicadenti

Se non hai voglia di mangiarli subito, puoi scegliere di conservarli in un contenitore di plastica o di acciaio inox, coprendoli con un canovaccio bagnato con acqua fredda e ben strizzato. Riponili in frigo: conservati in questo modo posso durare almeno 3 – 4 giorni. Puoi anche riporli in un sacchetto per il sottovuoto oppure scegliere di avvolgere ogni singolo frutto nella pellicola trasparente, prima di riporre sempre in frigo.

In alcune Regioni del Sud Italia si usa conservarli essiccandoli  a rondelle spesse, si spolverizza ogni pezzo con una bella presa di zucchero di canna e si aspetta che si secchino, girandoli ogni giorno prima da un lato e poi dall’altro.

Un altro metodo di conservazione è legato al mondo delle marmellate e confetture, da spalmare poi su ricotta o come accompagnamento per i formaggi.

CosimoC.

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