La confettura di fichi d’india è molto deliziosa e molto particolare: consistenza gelatinosa, un sapore dolce e aromatico, che si prepara con i fichi d’ India, frutti succulenti, spinosi, dalle tante proprietà benefiche, che hanno stagione molto breve!

Ideale da spalmare su pane, per preparare crostate, dolci ma anche per accompagnare formaggi stagionati! Una preparazione molto facile e pochi ingredienti. L’unico neo sta nel saper maneggiare i fichi d’India, che richiede molta attenzione, se si vuole evitare di riempirsi le dita delle tante spine che si trovano sulla buccia del fico d’India. Il colore della confettura dipende dal colore dei fichi d’India scelti. Io ho utilizzato quelli che hanno la buccia di colore giallo – arancione.

La confettura di fichi d’India si conserva per circa 3 mesi, purché il sottovuoto sia avvenuto correttamente e i barattoli siano conservati in un luogo fresco e asciutto, al riparo da fonti di luce e calore.  Attendere almeno 2-3 settimane prima di consumare la confettura. Una volta aperto ogni barattolo, conservalo in frigorifero e consuma nel giro di 3-4 giorni al massimo.

Prima di sbucciare i fichi d’India è meglio passarli sotto l’acqua fredda in modo da neutralizzare le sottili spine che ricoprono interamente la buccia. Per capire se la confettura è pronta esiste un metodo molto semplice: intingi un cucchiaino nel composto e versane una goccia su una superficie piana, se inclinando la superficie il composto resta fermo, allora la confettura può essere travasata nei vasetti.

Come sterilizzare i barattoli per le conserve?

Questo è un passaggio importante e obbligatorio se si vuole garantire integrità e tempi di conservazione prolungati nel tempo.

Le conserve, si sa, che siano dolci o salate, si preparano per un consumo differito nel tempo, che può essere anche nella stagione successiva a quella in cui si prepara. Questo per neutralizzare gli agenti patogeni che, nei vasetti e sui tappi non sanificati, se ne trovano in abbondanza, e che possono portare ad un rapido deterioramento del prodotto conservato.

La procedura è semplicissima: basta sistemare i barattoli in una pentola, riempire d’acqua fino ad immergere completamente i barattoli e portare a bollore l’acqua. Da questo punto fai bollire per almeno 20 minuti. Spegni il fuoco, inserisci i coperchi e lascia raffreddare in acqua. Con una pinza preleva barattoli e coperchi, adagia su un piano foderato con canovaccio e fai asciugare completamente. La sterilizzazione deve essere fatta lo stesso giorno in cui si decide di fare la conserva.

Ingredienti

  • 500 gr, di fichi d’India già puliti
  • 120 gr. di zucchero
  • 1 limone non trattato

Preparazione

  • Taglia a pezzi la polpa dei fichi d’India e versa in un pentolino. Metti sul fuoco a bassa intensità e lascia ammorbidire.
  • Quando sarà diventata morbida e i fichi d’India avranno ceduto parte del loro succo, versa, poco per volta, nel passaverdure e raccogli in un recipiente il succo depurato dei semini contenuti nei frutti.
  • Adesso, versa il succo in un pentolino, aggiungi lo zucchero, la scorza grattugiata ed il succo di limone, e fai cuocere a fiamma media fino a farlo diventare di una consistenza più denso.
  • Spegni la fiamma e, ancora calda, versa la confettura in un barattolo di vetro.
  • Chiudi ermeticamente e lascia capovolto a raffreddare.
  • Conserva tutti i barattoli in un luogo fresco e asciutto

FICHI D’INDIA: FRUTTI SUCCULENTI, SPINOSI, DALLE TANTE PROPRIETA’ BENEFICHE

I fichi d’India sono frutti davvero straordinari. La pianta da cui hanno origine, il cactus, è una pianta antichissima, originaria del Messico e venerata dagli Aztechi. In Italia è diffusa in particolare in Sicilia e Calabria. Una pianta sorprendente, che la FAO, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, invita a rivalutare, pensando in particolare alle zone del mondo sempre più colpite da lunghi periodi di siccità, complici i cambiamenti climatici: “La capacità del fico d’India” spiegano gli esperti “di prosperare in climi aridi e secchi lo rende un elemento importante nella sicurezza alimentare. Oltre a fornire cibo, il cactus immagazzina acqua nelle pale, fornendo così un pozzo botanico che può fornire fino a 180 tonnellate di acqua per ettaro, sufficienti a sostenere cinque mucche adulte, un aumento sostanziale rispetto alla produttività tipica del pascolo. In tempi di siccità, il tasso di sopravvivenza del bestiame è stato molto più alto nelle fattorie con piantagioni di cactus”. Qui da noi, nel bacino mediterraneo, lo portarono i conquistatori spagnoli, e da qui si diffuse in quasi tutti i paesi del nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo, sin anche ad arrivare a diffondersi in Centro-Asia.

E’ una pianta che non ha bisogno di molte cure per venire su e nemmeno dell’intervento dell’uomo. Dato interessante, che permette di non dedicare attenzioni particolari o provvedere a fornire qualche tipo di concimazione, affinchè rimangano belli e rigogliosi. Il periodo di raccolta dei frutti è compreso tra fine agosto e si protrae per tutto il mese di settembre.

I fichi d’India hanno un apporto nutrizionale di tutto rispetto: contengono sali minerali (in particolare, potassio, magnesio, calcio e ferro) vitamina C e vitamina A, tanta acqua e varie sostanze antiossidanti. Insomma, tutto quello che serve per combattere efficacemente fatica, stress e avere il carburante necessario per riattivare l’equilibrio neuro-muscolare. Il buon contenuto di fibra li rende ottimi alleati per regolarizzare l’attività intestinale, rigenerare la flora batterica e ridurre il rischio di emorroidi. Vanno consumati anche per seguire una dieta bilanciata e favorire la diuresi.

Frutti multicolore tra i più belli che la natura offra! Arancione e verdi i colori predominanti della buccia e della polpa, ma ci sono varietà di fichi d’India con colore della buccia e polpa di colore rosso magenta e giallo vivo. L’unica controindicazione e che bisogna consumarli con parsimonia, se soffri di stipsi e diverticoli: essendo ricchi di semi ad azione astringente, un consumo eccessivo potrebbe causare un blocco intestinale oppure acuire lo stato infiammatorio di questa parte dell’intestino soggetta alla patologia.

Difficili da maneggiare, per via delle tante spine che avvolgono l’intero frutto. Quindi, attenzione quando li maneggi, usa sempre dei guanti di medio spessore (le spine di questi frutti sono molto sottili e spesso neanche ti accorgi di esserti riempito le dita di queste spine, se non dopo aver finito di averli sbucciati). Una volta raccolti vanno riposti in un recipiente e passati sotto il getto dell’acqua fredda, strofinandoli con una spazzola. Solo dopo questa operazione è possibile toccarli con le mani (se temi che qualche spina possa rimanere attaccata alla buccia nonostante il getto d’acqua intenso, usa i guanti!).

Come sbucciarli? Con la punta di un coltello, incidi  la buccia nel senso della lunghezza, accompagnando il taglio all’interno, senza andare troppo in profondità, e tirandole via con un solo movimento. Una volta puliti, la polpa può essere tagliata e mangiata pezzo a pezzo con una forchetta, oppure servita su uno stuzzicadenti. Se non hai voglia di mangiarli subito, si possono conservare in un contenitore di plastica o di acciaio inox, coprendoli con un canovaccio bagnato con acqua fredda e ben strizzato e riposti in frigo: conservati in questo modo posso durare almeno 3 – 4 giorni. Puoi anche riporli in un sacchetto per il sottovuoto oppure scegliere di avvolgere ogni singolo frutto nella pellicola trasparente, prima di riporre sempre in frigo.  In alcune Regioni del Sud Italia si usa conservarli essiccandoli  a rondelle spesse, si spolverizza ogni pezzo con una bella presa di zucchero di canna e si aspetta che si secchino, girandoli ogni giorno prima da un lato e poi dall’altro.

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