Il liquore ai fichi d’India? Si, ho fatto anche questo! Un liquore dal gusto intenso e dal colore caldo che si serve freddo anzi… freddissimo! Questo è il periodo dei fichi d’India, frutti straordinari che adoro tantissimo, e quindi  non ho voluto perdere l’occasione di gustarli anche in questo modo. E’ così fresco e dolce, a dir poco favoloso!

A seconda del colore dei fichi d’india, il colore del liquore sarà giallo o rosso o giallo-arancione; in questo caso, ho utilizzato fichi d’India di colore giallo-arancione. Un bicchierino di questo liquore dopo cena è la perfezione, un rinfrescante e gustoso fine pasto da condividere in famiglia o con gli ospiti.

Ingredienti

  • 1 kg di fichi d’India già puliti
  • 1 lt di alcol puro
  • 1,3 di acqua naturale
  • 750 gr di zucchero

Preparazione

  • Taglia i fichi d’India a pezzetti e riponi in un barattolo di vetro capiente. Versa l’alcol e chiudi ermeticamente.
  • Lascia macerare per 10 giorni in luogo fresco e al buio (durante i giorni della macerazione, agitare il recipiente di tanto in tanto per facilitare il rilascio degli aromi della frutta nell’alcol).
  • Trascorso questo tempo, filtra l’alcol con un colino ed elimina la frutta.
  • In un pentolino versa l’acqua e lo zucchero e fai bollire a fiamma media fino a totale scioglimento dello zucchero (quando l’acqua diventa nuovamente limpida, lo sciroppo è pronto).
  • Spegni la fiamma e fai raffreddare completamente.
  • Adesso, miscela i due liquidi, dai una leggera mescolata e con l’aiuto di un imbuto e di un colino posizionato sull’imbuto, travasa tutto il liquore in delle bottiglie lavate e sterilizzate precedentemente.
  • Chiudi ogni bottiglia e conserva in frigo o in freezer.

FICHI D’INDIA: DELIZIOSI, DOLCI, MOLTO NUTRIENTI, I FRUTTI ARRIVATI DALL’AMERICA CENTRALE

Quando nel 1492 Cristoforo Colombo attraccò sulle spiagge dell’America Centrale credette fermamente di essere arrivato in India: entrò in contatto con le popolazioni locali e con i prodotti di quella terra sconosciuta che, riportati poi nel vecchio continente, hanno assunto nomi evocativi come quello che ancora oggi porta il frutto dell’Opuntia ficus-indica.

La coltivazione dei fichi d’india era praticata in Messico già da lungo tempo: se ne hanno notizie dalle cronache dei conquistatori spagnoli e dai codici delle popolazioni mesoamericane, in particolare dagli Aztechi, che scelsero come emblema della loro capitale, Tenochtitlán, un’aquila che sormontava una pianta di fico d’india. Ancora oggi, la stessa aquila troneggia sulle bandiere messicane a simboleggiare la vittoria del bene sul male. Nel 1493 fu proprio Cristoforo Colombo a portare il fico d’india in Europa, dove trovò un clima favorevole nell’area mediterranea. La sua affermazione in tutto il Mediterraneo e nei paesi dai climi temperati si deve anche ai marinai che trasportavano le piante sulle navi e utilizzavano i frutti come efficace rimedio per lo scorbuto.

Siamo in settembre, siamo entrati nella seconda parte dell’estate, ed ecco i miei due cactus sciorinare in bellavista le loro meraviglie. La pianta di fico d’India (cactus) cresce spontaneo in diverse regioni del sud Italia. E’ facile imbattersi in mastodontiche piante di fico d’India, percorrendo strade asfaltate o sentieri in terra battuta. Sono piante dall’aspetto imponente, che non hanno bisogno di molte cure per venire su: niente concimazioni, niente interventi di potatura, e nonostante ciò crescono belli e rigogliosi. Il periodo di raccolta dei frutti è compreso tra fine agosto e si protrae per tutto il mese di settembre.

Deliziosi, dolci, succosi e anche molto nutrienti: contengono sali minerali (in particolare, potassiomagnesiocalcioferro), vitamina C e vitamina A, fibre, insomma, tutto quello che serve per combattere efficacemente fatica, stress e avere il carburante necessario per riattivare l’equilibrio neuro-muscolare. Il buon contenuto di fibra li rende ottimi alleati per regolarizzare l’attività intestinale, rigenerare la flora batterica e ridurre il rischio di emorroidi. Ipocalorici, ricchi anche di acqua, vanno consumati anche per seguire una dieta bilanciata e favorire la diuresi.

Frutti multicolore tra i più belli che la natura offra! Arancione e verdi i colori predominanti della buccia e della polpa, ma ci sono varietà di fichi d’India con colore della buccia e polpa di colore rosso magenta e giallo vivo. L’unica controindicazione e che bisogna consumarli con parsimonia, se soffri di stipsi e diverticoli: essendo ricchi di semi ad azione astringente, un consumo eccessivo potrebbe causare un blocco intestinale oppure acuire lo stato infiammatorio di questa parte dell’intestino soggetta alla patologia.

Difficili da maneggiare, ma gustosissimi da mangiare! Sulla buccia di molte varietà sono presenti piccole spine sottili che, se non si usano dei guanti, si infilano nella cute provocando dolori a volte seri. Quindi bisogna fare attenzione quando si raccolgono e anche quando si sbucciano. Una volta raccolti si sistemano in un recipiente e si versa dell’acqua. A questo punto si spazzolano per togliere quante più spine possibili. Dopo questa operazione è possibile afferrarli con le mani (qualche spina solitamente rimane, quindi, è bene usare sempre i guanti!).

Per sbucciarli basta tagliare le due estremità e poi incidere  la buccia rimasta nel senso della lunghezza con la punta di un coltello, tenendo fermo il fico d’india con i rebbi di una forchetta, con l’altra mano. Piano piano si separa la polpa dalla buccia, facendola rotolare fino al completo distacco. Una volta puliti, la polpa può essere tagliata e mangiata pezzo a pezzo con una forchetta, oppure servita su uno stuzzicadenti.

Se non hai voglia di mangiarli subito, si possono conservare in un contenitore di plastica o di acciaio inox, coprendoli con un canovaccio bagnato con acqua fredda e ben strizzato e riposti in frigo: conservati in questo modo possono durare almeno 3 – 4 giorni.

CosimoC.

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