Prodotti da forno, fragranti e irresistibili, tipici della gastronomia pugliese. Non perdo occasione per farli di tanto in tanto. Ottimi da sgranocchiare come aperitivo accompagnati da un buon bicchiere di vino rosso in un buffet, ma possono diventare un piacevole snack per una pausa sfiziosa in ufficio. Molto apprezzato è anche il loro accostamento con salumi e formaggi.

Per farli venire belli croccanti e fragranti, devono subire una doppia cottura: la prima in acqua e la seconda al forno. Molto importante, però, è rispettare i tempi dell’asciugatura, fase successiva alla prima cottura in acqua: i taralli si devono asciugare completamente e quindi bisogna attendere almeno 5 – 6 ore. C’è chi addirittura li tiene ad asciugare tutta la notte per poi procedere con la seconda cottura il giorno successivo.

Ingredienti

  • 125 gr. di olio extravergine d’oliva
  • 1 cucchiaio di semi di finocchio
  • 200 ml di vino bianco secco
  • 1/2 kg di farina 00
  • 10 gr. di sale fino integrale

Preparazione

  • In una ciotola versa la farina, aggiungi l’olio, il sale, i semi di finocchio ed il vino.
  • Impasta velocemente per amalgamare bene tutti gli ingredienti.
  • Trasferisci l’impasto su di un piano di lavoro e continua ad impastare fino a che il composto sarà liscio ed elastico.
  • Metti l’impasto in una ciotola,  copri con della pellicola e fai riposare per almeno mezz’ora al fresco.
  • Trascorso questo tempo, riprendi l’impasto, stacca dei pezzi della grandezza di una noce o più, poi, con il palmo della mano, ricava dei bastoncini di un centimetro di diametro e lunghi circa 7 – 8 cm. Unisci le estremità per formare dei cerchi e sistema tutti i taralli su di un canovaccio pulito.
  • Porta a bollore dell’acqua messa in un tegame, versa dentro una decina di taralli per volta, non appena verranno a galla, scola e adagia su un vassoio foderato con un canovaccio pulito, per farli asciugare.
  • Una volta che i taralli si saranno asciugati bene, prendi una teglia, fodera con carta da forno e sistema i taralli distanziandoli un pò l’uno dall’altro.
  • Inforna a 200 °C per 30 minuti. Ultimata la cottura, estrai la teglia dal forno e lascia raffreddare completamente prima di servire.

Cosa significhi esattamente la parola “tarallo” e da dove derivi, nessuno lo sa per certo. Per molti l’origine del nome è da ricercare nel termine latino “torrère” che significa “abbrustolire”, per via del loro aspetto croccante e leggermente bruno.

Secondo altri, potrebbe invece derivare dal termine italico “tar” ossia “avvolgere”, o da quello francese “danal”, con cui s’intende il pane rotondo, a indicare la forma tipicamente rotondeggiante. Sempre dal francese, alcuni fanno risalire al francese “taral” che sta per essiccatoio.

Tra tutte queste ipotesi, quella che oggi ritenuta più probabile è un’altra, che farebbe provenire il tarallo dal greco “daratos” che tradotto significa “sorta di pane”, dato che si tratta comunque di un prodotto panificato.

Al di là del significato del nome, a quando risale questa antica ricetta che, oggi, è diventata famosissima, e ben oltre i confini della sua regione di origine?

Per incontrare per la prima volta questa specialità pugliese, occorre tornare indietro fino al ‘400, periodo in cui le regioni meridionali si trovavano ad affrontare un duro periodo di carestia.

Secondo la leggenda, il merito di aver impastato il primissimo tarallo della storia va a una madre e alla stringente necessità di sfamare i propri figli. Infatti, non avendo in dispensa nient’altro che farina, olio d’oliva, sale e vino bianco, pensò di metterli assieme e creare un impasto, poi appiattito e separato in striscioline sottili chiuse ad anello che, una volta lievitate, vennero messe in forno.

Inutile dire che il risultato fu assolutamente sorprendente e che da quel momento la ricetta dei primi taralli, nata come espediente per riempire la pancia in un momento di stenti, fece il giro di tutte le case, segnando per sempre il territorio pugliese.

Così moltissime massaie cominciarono a prepararli oliando le prime tielle e poi andando a cuocerli nei forni comuni del paese. In poco tempo, da alimento realizzato con ingredienti di emergenza casalinghi, diventa uno da forno, prodotto in massa a un prezzo bassissimo e, quindi, venduto a chiunque.

Dal ‘400 a oggi, i taralli di strada ne hanno fatta parecchia, al punto da conquistarsi la denominazione di Prodotto Agroalimentare Tradizionale italiano (PAT).

Questi prodotti da forno possono essere sia salati ma anche dolci. All’aspetto, oltre alla tipica forma ad anello, deve presentarsi di color biscotto, con la superficie opaca e liscia, mentre è fondamentale che la consistenza sia friabile ma croccante allo stesso tempo e che, al primo morso emani il profumo dell’olio.

A proposito di ingredienti: quelli di base sono sempre farina, vino bianco, olio extravergine d’oliva e sale. A questi se ne possono aggiungere altri per arricchire il sapore, come semi di finocchio (per la versione più classica), oppure l’anice, lo zucchero, l’estratto del pomodoro e il peperoncino, i pezzetti di capocollo, la cipolla, il rosmarino e altri ancora.

CosimoC

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